martedì 6 gennaio 2009

VALENTINO ROSSI E IL PASSAGIO IN YAMAHA





















Valentino Rossi bacia la sua M1 dopo la vittoria in Sud Africa nel 2004, era la prima gara in Yamaha.


Il giornale sportivo l'Equipe, uno dei più autorevoli al mondo,
ha designato, tramite i suoi giornalisti, Usain Bolt, vincitore
di tre medaglie d'oro alle ultime olimpiadi di Pechino, personaggio
sportivo dell'anno.

Lo sprinter giamaicano, protagonista di una gara che rimarrà nella
storia : la finale dei 100 metri vinta con facilità disarmante, frantumando
il precedente record del mondo, precede un altro strepitoso protagonista
delle olimpiadi di Pechino, Michael Phelps, nuotatore capace di vincere
tutte le gare disputate aggiudicandosi 8 ori e battendo lo storico record
di 7 medaglie d'oro, conquistate in una sola edizione, sempre da un altro
nuotatore, Mark Spitz, nelle olimpiadi di Monaco nel 1972.

Il terzo gradino del podio, sempre secondo l'Equipe, è occupato da
Rafael Nadal, tennista spagnolo che nel 2008 è riuscito nell'impresa
di vincere il suo primo Wimbledon battendo in finale il rivale di sempre,
Roger Federer, raggiungendo ad agosto la vetta della classifica ATP.

























Laguna Seca (U.S.A.) : Valentino Rossi compie un sorpasso al limite
su Caesy Stoner.
E' uno dei sorpassi più entusiasmanti nella storia del
motociclismo.
La gara segna un punto di svolta nella stagione.


Quarto: Valentino Rossi.
Valentino Rossi, a settembre sul circuito di Motegi in Giappone, vince
il suo ottavo titolo iridato, sesto nella classe regina, diventando il
secondo di sempre per numero di vittorie dopo Giacomo Agostini (122),
e superando lo stesso Agostini (68) nella top class con 71 successi.

Sempre nel 2008, con le vittorie negli Stati Uniti a Laguna Seca ed Indianapolis
e nel gran premio di casa di Misano, Valentino Rossi ha vinto almeno una volta
su tutte le piste dove ha corso.

Questi numeri, uniti ad una condotta di campionato perfetta, soprattutto dal
punto di vista mentale, hanno portato Valentino Rossi al suo ottavo mondiale.
Per molti addetti ai lavori si è trattato della vittoria più matura, della più
consapevole, della più bella dal punto di vista estetico ma non da quello
emotivo.
La più bella, dal punto di vista del cuore, è senza dubbio quella del 2004,
anno del suo passaggio in Yamaha.

Se dovessi raccontare Valentino Rossi con una gara sceglierei senza dubbio
quella del debutto in Yamaha a Welkom - Sud Africa nel 2004, quando
nessuno poteva neanche lontanamente immaginare il successo della M1
e del suo straordinario centauro.

Ricordo che a fine gara Valentino scese dalla moto, la baciò, e si sedette
accanto a lei con il capo chino.
Sembrava che stesse piangendo dalla commozione, in realtà, come poi
rivelato dallo stesso Valentino, stava ridendo di gusto, pensando "Vi ho
fregati tutti, avevo ragione io".

Da quel giorno Valentino ha smesso di essere campione ed è diventato
fenomeno.
In seguito, con la conquista del mondiale, leggenda.

"Vi ho fregati tutti, avevo ragione io".

Ma come può venire in mente al miglior motociclista del mondo,
che guida la moto migliore del mondo, di volersene andare ?
In Honda hanno sempre pensato che la tecnologia venisse prima
dell'uomo, la moto prima del pilota, il marchio Honda non poteva
essere messo in discussione, da nessuno, neanche se ti chiami
Valentino Rossi e hai vinto 4 mondiali.

Valentino Rossi aveva iniziato a stancarsi di questo, e non solo.
Era stufo di sentirsi dire dagli addetti ai lavori, dai giornalisti
e dagli appassionati, non da tutti certo, che vinceva soltanto
o soprattutto perché il mezzo che aveva a disposizione era
sfacciatamente migliore degli altri e che chiunque al suo posto
avrebbe vinto altrettanto.

Fu principalmente per questo motivo che nell'inverno del 2003 inziò
a guardarsi attorno e accettò un incontro con Davide Brivio,
team director della Yamaha, rivale storica della Honda dei tempi che
furono ma non più in grado di competere contro l'ala d'orata.

L'incontro si tenne ad Ibiza, dove Valentino aveva appena comprato
casa, e Brivio, senza troppi giri di parole, gli disse: "Vogliamo te."
Con Valentino Rossi in sella alla Yamaha il mondiale sarebbe stato
possibile, era questo quello che pensava Davide Brivio, ed è quello
che dentro di sé iniziava a pensare anche Valentino, era ciò di cui
aveva bisogno.




















Davide Brivio: fu lui ad avere per primo la "pazza idea"
di portare Rossi in Yamaha.



La pazza idea venne a Brivio durante il gran premio del Brasile
del 2002, quello che consacrò Valentino Rossi campione del mondo
per la quarta volta, fu in quell'occasione che ci furono i primi contatti
con il manager di allora, Gibo Badioli.

Nonostante l'idea di lasciare la Honda stesse prendendo sempre più
piede nella testa di Valentino, i vertici della Yamaha erano scettici,
non per le qualità del pilota, indiscutibili, ma perché a loro parere
era impossibile che un pilota come Valentino Rossi lasciasse la
potente Honda per la Yamaha.
Lo interpretavano insomma come un espediente da parte di Rossi
per ottenere il massimo dalla Honda in fase di rinnovo contrattuale.

Nella fase calda della stagione Valentino ebbe anche dei contatti con
la Ducati.
Ebbe modo di incontrare Livio Suppo (team director) e Claudio
Domenicali (amministratore delegato) con i quali discusse di un eventuale
passaggio alla casa di Borgo Panigale.
Non se ne fece mai nulla perchè per Valentino la visione che avevano in
Ducati era in un certo senso simile a quella che c'era in Honda: la casa,
il marchio, la tecnologia vengono prima del pilota.
Seppur con delle differenze, il rigore della Honda non è paragonabile
all'atmosfera che si respira in Ducati, non era quello che stava cercando
Rossi.

La Honda intanto faceva pressioni e pretendeva che Rossi firmasse
il contratto il prima possibile, altrimenti lo avrebbero considerato
non interessato al progetto ed escluso dallo sviluppo della nuova moto.

Nel luglio del 2003, durante il week-end di Donnington, Valentino
Rossi entrò in gran segreto nel paddock della Yamaha e salì per
la prima volta in sella ad una M1, nell'occasione, quella di Carlos
Checa.

Erano presenti anche Gibo, Uccio (l'inseparabile amico di Valentino)
Brivio e Yoda, il capo progetto della M1.


Racconta Valentino: Anche senza accenderla, ho capito subito che era
molto meno razionale della Honda, che è sempre praticamente
perfetta,
tanto da sembrare una moto di serie: nn ha niente fuori
posto.
E' ordinata, rigorosa. Rispecchia il carattere dei giapponesi
della Honda,
insomma.
Comunque la M1 aveva diverse cose interessanti, che mi piacevano.
Il problema maggiore era che quella versione del 2003 era troppo disordinata.
Mi sono soffermato sul cruscotto, scoprendo che la Yamaha utilizzava
già quello
digitale.
La Honda invece ne aveva ancora uno analogico.
Questo era elettronico, motlo grande, ricco di informazioni, veramente
bello.
Yoda ha notato che il cruscotto mi stava incuriosendo, quindi si è avvicinato

e lo ha acceso. E ha iniziato a mostrarmi le funzioni. Ne aveva tante, c'erano
molte cose che la RCV non aveva.

"Bell0!" ho esclamato io. "L'abbiamo fatto così grande perchè, se uno ha tempo
durante la gara
, può guardarsi un DVD" ha replicato lui, serissimo.
Prima ci siamo guardati in faccia, io, Gibo e Uccio, poi siamo tutti scoppiati a
ridere, e Yoda con noi.
Mi è piaciuto l'episodio. Mi ha fatto capire che i
giapponesi della Yamaha
hanno un certo spirito, fanno le battute, sono più
goliardici e simpatici.

Si tratta di atteggiamenti impensabili alla Honda, dove sono tutti seri, rigorosi,
impegnati a mostrare la potenza dell'impero.


Quello di Donnington fu un bel passo in avanti, ma la decisione vera e
propria di lasciare la Honda per la Yamaha, Valentino la maturò sempre
ad Ibiza, ad agosto, durante il break estivo.

Successivamente a Brno, gran premio della Repubblica Ceca, Valentino
si incontrò sempre segretamente con Brivio nella Clinica Mobile, senza
dire niente a nessuno.

Anche in quella circostanza si svolse un "gustoso" siparietto con Brivio e
Jarvis (responsabile Yamaha), i quali dovettero nascondersi sotto un tavolo
per l'arrivo improvviso di un custode, mentre Valentino e Uccio
sgranocchiavano dei biscotti come se fosse del tutto normale trovarsi
lì a mezzanotte.

In quell'occasione ci fu la stretta di mano che di fatto
sancì il passaggio di Valentino in Yamaha e dobbiamo dire grazie
di cuore a Davide Brivio perché, con tutta probabilità, se
non gli fosse balenata nella testa quella pazza idea, forse
Valentino Rossi sarebbe soltanto un campione.

Un saluto a tutti.
Luke Masterpiece.

venerdì 2 gennaio 2009

IKIGAMI






















Il primo volume di Ikigami (annunci di morte),

edito in Italia dalla Panini comics.




Cosa accadrebbe se lo Stato in cui vivete decidesse ripetutamente
e casualmente la morte di un ragazzo su mille ?
E come vi sentireste se il vostro ruolo fosse quello di annunciare
questa morte imminente ?
E' quello che ci racconta in maniera sublime, a mio parere, Motoro
Mase, mangaka giapponese autore di Ikigami (annunci di morte).

Ikigami è un manga pubblicato su Weekley young sunday dal
2005 ed ancora in corso di pubblicazione.
I tankobon in Italia sono editi dalla Panini comics e ad oggi siamo
giunti al quinto volume, come in Giappone.

Uscito in Italia durante il "boom" di Death note (altro capolavoro
di cui parlerò in un altro post), è stato all'inizio bollato inspiegabilmente
da alcuni come pseudo-copia del manga di Takeshi Obata
e Tsugumi Ohba, anche perchè con Death note non ha in comune
nulla.

La storia è ambientata in uno Stato il cui nome non è mai menzionato,
ma è facile intuire che si tratti del moderno Giappone.
Il governo decide di iniettare delle nanocapsule letali ad un bambino
su mille il primo anno delle scuole elementari.
La nanocapsula viaggia nell'organismo fino a raggiungere l'arteria
polmonare all'alltezza del cuore e li si stabilizza.
Raggiungendo i 18 anni di età fino ai 24 tutti i giovani
sono potenzialmente a rischio di morte.
In un giorno e in un'ora stabilite fin dall'inizio la capsula esplode
e provoca la morte.

Tutto questo per ridurre il numero dei suicidi e per aumentare la
produttività sociale, in modo tale che tutti si sentano più responsabilizzati
dato che ad uno su mille spetterà l' "onore" di sacrificarsi per gli altri
e dimostrare che la vita va vissuta al meglio per servire il proprio
stato e la società, inculcando la paura della morte.
Questa è la Legge sulla prosperitè nazionale.

La legge prevede che i condannati ricevano l'annuncio di morte,
l'Ikigami, 24 ore prima del decesso, cosi da non poter programmare
in anticipo azioni che possano nuocere ad altre persone e nessuno
prima delle 24 ore è a conoscenza della loro identità.
La famiglia del condannato riceve in seguito una particolare pensione
come risarcimento, a patto che il condannato non rechi danno ad
altre persone prima di morire, pena l'annullamento della pensione
per la famiglia e il risarcimento danni da parte della stessa.


L'incaricato a consegnare l'Ikigami è Kengo Fujimoto che,
superati fortunatamente i 24 anni accetta
l'incarico prestigioso ma non può fare a meno di maturare con il passare
del tempo un forte senso critico verso la legge sulla prosperità nazionale.

Fujimoto è il protagonista principale, ma in realtà ogni volume
di Ikigami racconta due storie distinte dove i veri
protagonisti sono i condannati a morte e le storie ruotano sulle
ultime 24 ore dei malcapitati.

Motoro Mase rappresenta la realtà in modo crudo e spietato perchè
Ikigami è un manga realistico.
Il tratto è molto deciso e i personaggi sono a mio giudizio ben
caratterizzati.
Fin ora ho apprezzato tutte le storie proposte con dei picchi
di gradimento eccezionali, alcuni epiloghi sono
letteralmente commoventi.

E' attualmente in corso d'opera la realizzazione di un film ispirato ad
Ikigami di produzione giapponese, qui sotto potete visionare
il teaser:



Consiglio questo manga a tutti anche se il prezzo può far storcere il naso:
7 euro a tankobon sono veramente tanti ma bisogna considerare
che Ikigami non ha una pubblicazione mensile, è un aperiodico, quindi
7 euro per due/tre uscite all'anno sono un buon investimento.


Poi fatemi sapere se vi è piaciuto.

Un saluto a tutti.
Luke Masterpiece

giovedì 1 gennaio 2009

PORNOGRAFIA






















Moana Pozzi (Genova 27 aprile 1961 - Lione 15 settempre 1994),
icona del cinema porno degli anni '80
.


Probabilmente se sei capitato qui a leggere questo
post stavi cercando altro.
D'altronde il titolo non lascia spazio ad interpretazioni.
Posso dirti fin da subito che non troverai immagini e contenuti
pornografici però, se ti va, puoi ovviamente continuare a
leggere, mi farebbe piacere.

Non è che voglio fare il "bacchettone", di porno ne ho visto
anche io: film, giornali.
In questo post però mi sono prefisso soltanto
di parlare della pornografia.

Pornografia per come la intendiamo noi è un termine che ha
iniziato ad essere impiegato comunemente agli inizi del 1800,
anche se per ragioni di censura il vero e proprio "boom" si
è avuto negli anni cinquanta dello scorso secolo.

La pornografia ha origini molto antiche, ma aveva un'altra accezione.
Il significato deriva dal greco: scrivere o rappresentare (grafia) una
prostituta (porno).
A Pompei sono ancora visibili affreschi con illustrazioni
pornografiche che decoravano le case chiuse dell'epoca e si può
addirittura visitare una sezione del museo a carattere pornografico.

L'uomo nel corso dei secoli ha quindi sempre raffigurato la sessualità
anche molto spinta con affreschi, dipinti, statue e, non appena ha avuto
la possibilità di farlo su pellicola, non ha perso tempo.
Esistono pellicole a contenuto pornografico dei primissimi anni del
1900, agli albori del cinema, destinate ad un ristretto numero di persone che
poteva pagare profumatamente per vederle, e comunque
non paragonabili a veri e propri film.

Una data cruciale per l'industria cinematografica del porno
è senza dubbio il 1970: lo Stato della California infatti legalizzò
la distribuzione delle pellicole hard e da quel momento Los Angeles
divenne la capitale mondiale del porno.

Del 1970 è il primo film uscito legalmente: Mona, mentre dal
1972 Gola profonda ancora oggi è probabilmente il film porno
più menzionato di sempre.

Nell'immaginario comune si crede che il lavoro di pornodivo
sia quello ideale.
Non so quante femminucce, ma sicuramente tutti i maschietti hanno
pensato almeno una volta:"Fare i film porno è qualcosa di fantastico
e ti pagano per farlo!".
Penso che sarebbe una bella lotta tra i desideri degli adolescenti
scegliere se fare il calciatore o il pornostar....

Ma a ben vedere non è tutto oro quel che luccica!
Fare il pornostar è anche una faticaccia!
No, io non lo sono, nè lo sono mai stato, ma nel corso degli anni ho
avuto occasione di documentarmi con interviste agli interessati.

Tanto per iniziare i guadagni non sono esorbitanti, soprattutto per gli
uomini: se non sbaglio una donna guadagna anche 5 volte di più per ogni
film e se è vero che un attore mediamente guadagna tra i 5000 e
i 10000 euro a film è anche vero che le produzioni in Italia
non sono cosi frequenti.

Le pornostar risolvono il problema con spettacoli hard nei club o con delle
videopromozioni, per gli uomini invece le opportunità sono minori, allora
l'unica possibilità è andare all'estero dove le produzioni sono maggiori.

I paesi dell'est offrono sicuramente più opportunità di lavoro da questo
punto di vista.

Ok il denaro non è tutto, mi accontento.
Anche in questo caso però non è così semplice e si deve fare una netta
distinzione tra le grandi produzioni e i filmati amatoriali o semi-amatoriali.
I secondi fanno parte di quell'immaginario collettivo di cui parlavo prima:
si tratta di scene girate con una telecamera non professionale con
persone comunissime a volte neanche troppo dotate
che fanno sesso senza alcuna indicazione particolare, nè più nè meno.

I porno-attori delle grandi produzioni invece girano dei veri e propri
film con direttive precise e dei tempi da rispettare.
Una volta ho visto un filmato in cui degli attori dovevano fermare
"a comando" l'eiaculazione e poi riprenderla alcuni secondi dopo,
sempre "a comando". Insomma non proprio il massimo, stiamo
parlando di veri professionisti.

Immagino che con il passare del tempo diventi assolutamente una
cosa meccanica.

Chi ha reinventato il porno è stato Rocco Siffredi, lui ad esempio
è uno a cui è sempre piaciuto molto fare il suo lavoro.
Le sue produzioni a mio parere si collocano a metà tra quello che
ho descritto prima: i suoi non sono veri e propri film con una trama,
ma scene di sesso, il più delle volte veramente molto molto hardcore,
con una qualità superiore alla media. Per qualità intendo sicuramente
la sua e quella delle attrici scelte.


Impossibile elencare tutti i pornostar che hanno fatto la storia
di questo mondo tanto discusso ma tanto ricercato.
Per molti la vera icona del porno è Rocco Siffredi che ho
citato prima, la mia attenzione invece va alla grande Moana Pozzi: non soltanto perché
particolarmente bella e "brava" nelle sue performances ma,
soprattutto, perché "vera".

Moana ha sconfinato dal mondo della pornografia, è entrata
di prepotenza nella tv, nelle nostre case, parlando di sesso
con il sorriso, facendolo diventare non più un tabù.

Ricordarla solo come una pornostar o semplicemente una show-girl
sarebbe riduttivo, probabilmente il tempo, come in molti altri casi,
le renderà il giusto tributo nella memoria di chi verrà.

Un saluto a tutti.
Luke Masterpiece.

martedì 30 dicembre 2008

Capodanno






















Papa Innocenzo XII, nel 1691 introdusse la data del 1 gennaio per l'inizio del nuovo anno.




Ci siamo : questa sera milioni di persone in tutto il mondo
brinderanno all'inizio di un nuovo anno con feste,
spettacoli pirotecnici, fiumi di champagne .
Io me ne starò a casa con la mia ragazza e il nostro
gattone che altrimenti
allo scoccare della mezzanotte si spaventerebbe a
morte con il rumore assordante dei fuochi d'artificio.

Ma vi siete mai chiesti perchè festeggiamo il capodanno ?
Da quando è uso comune festeggiarlo ?
Ho scoperto che il capodanno ha origini lontanissime
tanto da essere la festa più antica di cui abbiamo traccia:
2 millenni prima di Cristo, i Babilonesi festeggiavano
il capodanno in corrispondenza con l'equinozio di primavera,
a rigor di logica perchè la primavera è la stagione della fioritura
che dona nuova vita.

Nell'antica Roma si festeggiava il Dio Giano,
detto anche Dio a due facce: una
che guardava al passato e una al futuro, era il Dio dei passaggi
e delle porte, dell'inizio e della fine, dal suo nome si dice
che derivi gennaio.
Prima di festeggiare il capodanno nel mese di gennaio,
i Romani avevano continuato in un certo senso la
tradizione dei Babilonesi celebrandolo a marzo.

Con Giulio Cesare, nel 46 a.C. , gli antichi Romani
iniziarono a festeggiarei il capodanno il primo di gennaio,
questo grazie all'adozione del calendario Giuliano,
elaborato dal filosofo Greco Sosigene di Alessandria e
appunto reso noto da Giulio Cesare da cui prese il nome.

Nel Medioevo, si usava ancora il calendario Giuliano, ma le date per
i festeggiamenti differivano da nazione a nazione e, soltanto nel 1691,
Papa Innocenzo XII stabilì che l'anno dovesse avere inzio per tutti
il primo di gennaio secondo il calendario Gregoriano, introdotto nel 1582
per un altro motivo: salvaguardare la Pasqua,
ma questa è un'altra storia.

Ovviamente non tutte le culture festeggiano il capodanno
la notte tra il 31 dicembre e il primo di gennaio, è una prerogativa
del mondo occidentale che, tuttavia, risulta il più diffuso insieme
a quello Cinese, a dirla tutta, molto più sentito del nostro
in quanto a tradizioni e durata,
all'incirca due settimane.

In Cina il capodanno si festeggia il giorno della seconda luna piena
dopo il solstizio d'inverno boreale (21 dicembre) ed è una data
compresa tra il 21 gennaio e il 21 febbraio.
Proprio dalla Cina noi occidentali abbiamo importato i fuochi
d'artificio che oramai sono un simbolo del capodanno e non solo.

In Italia per la ricorrenza del capodanno è usanza regalare
o indossare biancheria intima di colore rosso (soprattutto le donne),
e chissà che anche questa cultura non sia stata importata
dalla Cina visto che usano scambiarsi pacchetti regalo rossi
proprio per capodanno.
Questa però è solo una mia supposizione.

Buon anno a tutti.
Luke Masterpiece




Un Segno Indelebile









Ciao a tutti,
penso che il primo post sia qualcosa di "terrificante", c'è di peggio lo so, ma esordire con un discorso originale o almeno non banale è impresa ardua.

Mi chiamo Luke Masterpiece, è il mio pseudonimo e, come anticipato,
questo è il mio primo post su Il Segno Indelebile.
Perchè questo titolo ? In realtà non è farina del mio sacco,
mi è stato suggerito dalla mia ragazza e l'ho trovato perfetto.
Perfetto perchè il mio auspicio è lasciare nel mio piccolo un Segno Indelebile per chi avrà voglia di "leggermi" nel corso del tempo.

In Italia si stima che siano stati creati più di cinquecentomila blog ma soltanto quattro/cinquemila siano quelli in realtà aggiornati con continuità.

Vorrei riuscire a far parte di quei quattro/cinquemila, e se ci fosse anche una sola persona a cui avrò dato una notizia utile o fatto trascorrere cinque minuti con qualcosa di interessante, allora sarò soddisfatto.

Un saluto a tutti.
Luke Masterpiece.